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Blackjack: le cinque scene più famose sul tavolo da gioco

In diverse occasioni il cinema è stato un modo per analizzare e riflettere su alcuni dei fenomeni più dilaganti e caratteristici della nostra società, tra cui quello del gioco di azzardo. Raccontato sia come vizio che come occasione di truffa, il tavolo da gioco è diventato con il passare degli anni luogo privilegiato di tensioni e regolamenti di conti, in quanto proprio quando la posta in gioco è più alta la vera personalità dello scommettitore esce fuori allo scoperto. Tra i giochi di carte più amati e praticati (specialmente su territorio americano) un posto di spicco è riservato sicuramente al blackjack. Dal modo di contare le carte alle più iconiche facce da bluff, il grande schermo ha contribuito alla creazione di una vera e propria mitologia del “gambling” moderno, la cui influenza si estende a macchia d’olio su tutte le situazioni ad essa collegate, a partire dall’atmosfera che si respira nei casinò di terra o in quelli online, fino ad arrivare alle partite casalinghe tra amici. Ecco quali sono secondo noi le cinque scene di blackjack più rappresentative della storia del cinema.

Johnny got his gun – Dalton Trumbo

Il capolavoro del 1971 diretto da Dalton Trumbo è una delle pellicole più famose a sfondo anti bellico, in grado di dipingere con maestria gli orrori della guerra e delle operazioni militari. Le scene di gioco di azzardo sono estremamente realistiche e proposte in maniera fedele alla realtà, tanto da conservare intatta la loro carica anche a distanza di oltre 40 anni dalla realizzazione del film. Le interazioni fra giocatori sono estremamente emotive e coinvolgenti, e si inseriscono alla perfezione in una delle pietre miliari del cinema statunitense.

21 – Robert Luketic

Nonostante sia difficile indicare una sola scena in un film interamente incentrato sul blackjack, 21 del 2008 è spesso ricordato per il momento in cui il carismatico insegnate Kevin Spacey mostra ai suoi allievi del Team Blackjack del MIT alcuni trucchetti da poter utilizzare sul tavolo da gioco. Un racconto di come il proprio talento possa essere spesso usato nei modi più sbagliati e deleteri.

007: Vendetta privata – John Glen

Quasi tutti i capitoli della saga di James Bond hanno dedicato ampi spazi alle scene sul tavolo da gioco, anche se preferendo spesso il Baccarà o il Texas Hold’em Poker (occasionalmente anche la roulette) al moderno blackjack. Nonostante ciò, nel film del 1989 con Timothy Dalton l’agente segreto più famoso del mondo si cimenta con il celebre gioco di carte, incassando ben £250,000 al casinò gestito dal magnate della droga Franz Sanchez.

Qualcuno volò sul nido del cuculo – Miloš Forman

È abbastanza insolito analizzare il gioco di azzardo in un contesto particolarmente problematico come può essere quello di un istituto di sanità mentale. Nel classico del 1975 diretto da Miloš Forman il personaggio di Jack Nicholson organizza una partita di blackjack con gli altri pazienti della struttura, per una delle scene più belle della intera pellicola.

https://youtu.be/92gYdgGaNf4

Rain Man – Barry Levinson

Probabilmente la scena di blackjack più famosa della storia del cinema contemporaneo, ha contribuito a definire gli attuali cliché del gioco di azzardo sul grande schermo (un esempio su tutti, il modo di contare le carte). Tom Cruise, nei panni di Charlie, porta il suo fratello autistico Raymond in un casinò di Las Vegas per poter sfruttare le sue incredibili abilità in matematica sul tavolo da gioco. Una scena che, attraverso il blackjack, riesce a tratteggiare in maniera indelebile le personalità dei due protagonisti.

Scena Bonus: Austin Powers – Il controspione – Jay Roach

Non possiamo però non citare in conclusione la memorabile scena di blackjack con Austin Powers. Un capolavoro della comicità demenziale. 

E voi, cosa ne pensate ? Siete d’accordo con le nostre scelte o avete invece qualche altra scena impressa nella memoria ? Fatecelo sapere nei commenti.

AL GIFFONI FILM FESTIVAL IL CINEMA SOSTENIBILE DI EDISON

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Gabriele Mainetti, il regista di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, ha presentato Edison for Nature: il progetto di cinema collettivo su energia e ambiente aperto a tutti. (Iscrizioni su www.edisonfornature.it)

 

Oggi alle 19.00 appuntamento con Edison Green Movie, il protocollo per la sostenibilità nel cinema, raccontato dal divulgatore scientifico Massimo Temporelli. A seguire la proiezione di Tomorrow, il documentario sulle soluzioni per conservare il pianeta.

 

 

Salerno, 19 luglio 2016 – Edison partecipa al Giffoni Film Festival per presentare ai ragazzi due progetti che hanno a cuore l’ambiente e la sostenibilità: Edison for Nature ed Edison Green Movie. Lo fa con due testimonial d’eccezione, il pluripremiato regista di “Lo chiamavano Jeeg Robot” Gabriele Mainetti e il divulgatore scientifico Massimo Temporelli.

 

Alla platea dei ragazzi del Giffoni Mainetti, insieme al documentarista Andrea Segre, ha presentato Edison for Nature, il progetto di cinema collettivo sulla natura, l’uomo e l’energia. La partecipazione è aperta a chiunque abbia un’idea e una storia da raccontare e i registi hanno invitato i giovani a buttarsi nell’iniziativa portando le proprie idee e spunti sul sito www.edisonfornature.it.  

 

Invito tutti a prenderlo come un gioco, come un gioco utile, a non intimidirsi nel dire la propria – ha detto Mainetti -. Io e Andrea Segre saremo solo due tecnici e metteremo a disposizione le nostre competenze, ma mi piace che il progetto sia collettivo, credo che le idee di tante altre persone mi insegneranno moltissimo sulla questione.”

 

Tre gli ambiti del concorso:

 

·         Comportamenti sostenibili: i gesti nella vita di ogni giorno che possono influire positivamente sull’ambiente (alimentazione, mobilità, utilizzo delle risorse, consumi e scelte consapevoli);

 

·         L’energia del futuro: le innovazioni e le tecnologie per ottimizzare i consumi energetici e produrre in modo sostenibile (che sia qualcosa di reale o futuristico, l’idea è quella di sensibilizzare chi guarda sulla necessità di gestire i consumi, meno energia oggi per avere più energia domani).

 

·         I mestieri dell’energia: le persone, le competenze, le professioni dell’energia.

 

È possibile partecipare attraverso quattro modalità espressive: video-interviste o cortometraggi della durata massima di 90 secondi; parole (sceneggiature e testi di massimo 5000 battute); immagini (fotografie, disegni, fumetti, fino ad un massimo di 10 foto o tavole); messaggi audio della durata massima di 60 secondi.

 

Le iscrizioni sono aperte su www.edisonfornature.it fino al mese di settembre. Le fasi del progetto sono tre. La prima consiste nella raccolta delle idee sulla piattaforma web dedicata e a fine settembre nella selezione a cura di Mainetti e Segre dei 10 finalisti. In questa fase, inoltre, il progetto più votato dagli utenti della rete riceverà in premio una strumentazione professionale da videomaker. Durante la seconda fase i 10 finalisti dovranno realizzare un cortometraggio della durata compresa tra i 3 e i 5 minuti affiancati da una troupe professionista sotto la direzione dei due “giudici” Mainetti e Segre.

 

Nell’ultima fase del progetto, Mainetti e Segre avranno la direzione completa del lavoro e insieme monteranno i 10 cortometraggi per realizzare un mediometraggio collettivo di sensibilizzazione sulla natura e i comportamenti sostenibili. Tra i 10 autori selezionati, inoltre, ne sarà individuato uno (ad insindacabile giudizio dei registi) che potrà partecipare alle riprese sul set del nuovo film di Gabriele Mainetti.

 

Il regista romano ha anche tenuto una masterclass per i ragazzi in cui ha rivelato aneddoti, ha parlato di sé e del suo lavoro artistico. Il consiglio di Mainetti ai giovani? Ascoltare sé stessi e non perdere mai la propria voce per far emergere il proprio talento.

 

Nella giornata di oggi, spazio a Edison Green Movie e alla sostenibilità nel cinema. Alle 19.00 il divulgatore scientifico Massimo Temporelli terrà un “racconto naturalistico per mostrare come la natura, madre di tutti i processi, da sempre sceglie la strada del risparmio energetico per sostenere l’evoluzione”. Una riflessione che va di pari passo con l’importanza di adottare un protocollo ecologico, come Edison Green Movie, per le produzioni cinematografiche.

 

Edison Green Movie, infatti, permette di abbattere le emissioni inquinanti dovute alla realizzazione di un film in una forbice che varia dal 20% all’80%, di ridurre gli sprechi e contenere i costi di produzione. Ogni anno in Italia l’industria cinematografica produce circa 5.600 tonnellate di CO2 per i consumi di energia e i trasporti dei set, cui si aggiungono l’uso dei materiali e la gestione dei rifiuti. Se tutte le produzioni in Italia seguissero le indicazioni di Edison Green Movie (in Italia si producono circa 140 film l’anno per un totale stimabile di 5.880 giorni di riprese) si realizzerebbe una riduzione delle emissioni pari ad almeno 1.120 tonnellate di CO2, equivalenti a quelle relative all’illuminazione pubblica annuale di un comune di oltre 10.000 abitanti o a 1.120 voli di andata e ritorno tra Roma e Dakar.

A chiudere la giornata, la proiezione di “Tomorrow”, il documentario di Cyril Dion e Mélanie Laurent sulle crisi ecologiche dei nostri tempi e le possibili soluzioni per la salvaguardia del pianeta, attraverso gli occhi dei pionieri che in tutto il mondo stanno reinventando l’agricoltura, l’energia, l’economia e l’educazione.

Fabrizia De Vita di Edison - Mainetti e Segre - Francesco Castlnuovo

Animavì Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico Prima Edizione

Si tiene a Pergola tra Pesaro e Urbino nel giardino di Casa Godio, dal 14 al 17 luglio 2016 la prima edizione di ANIMAVÌ – Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico, con la direzione artistica del più importante regista italiano di cinema d’animazione, Simone Massi. Ospite d’eccezione il regista Aleksandr Petrov, vincitore nel 2000 del Premio Oscar per il Miglior Cortometraggio con Il vecchio e il mare, autore anche della sigla e della locandina del festival, mentre il Premio alla Carriera di questa prima edizione è assegnato al regista, musicista e sceneggiatore Emir Kusturica. A condurre le serate Luca Raffaelli, giornalista, saggista, sceneggiatore e uno dei massimi esperti di fumetti e animazione in Italia. Apre il festival l’attrice e regista Valentina Carnelutti, ospite d’onore e madrina della manifestazione, che presenterà il suo cortometraggio ReCuiem (vincitore di numerosi premi in tutto il mondo); nelle giornate successive l’omaggio sarà invece dedicato ai membri della giuria Umberto Piersanti, Ascanio Celestini e Aleksandr Petrov, tutti presenti nel corso della rassegna. Sedici le opere provenienti da ogni parte del mondo che nel concorso internazionale si contenderanno il Premio Bronzo Dorato per il miglior film d’animazione poetica: Feral di Daniel Sousa, Chemin Faisan di Georges Schwizgebel, Vasco di Sebastien Laudenbach, Kali the Little Vampire di Regina Pessoa, Nightingales in December di Theodore Ushev, Hipopotamy di Piotr Dumala, Ursus di Reinis Pētersons, The Other Shores di Vasily Chirkov, The Song for Rain di Yawen Zheng, I Was Two di Shiva Sadegh Assadi, A Tale of Longing di Xin Li, A Tangled Tale di Corrie Francis Parks, Spesso viene sera di Paola Luciani, The Song di Ines Sedan, Wiegelied di Naomi van Niekerk, It’s Raining di Anna Shepilova. A questi piccoli capolavori si aggiungono inoltre le otto animazioni inserite nel concorso dedicato alla scuola del libro di Urbino: D’istante di Rojna Bagheri, Certezze di Pietro Elisei, 1/0 di Laura Fuzzi, Corale di Giulia Olivieri, Le matrici dell’io di Francesco Ruggeri, Dasma di Laura Paja, Ho imparato a nuotare di Valentino Marigo, Sarajevo – Ricordi di un assedio di Giacomo Passanisi. A giudicare i lavori, una giuria prestigiosa composta da Ascanio Celestini (in rappresentanza di cinema e teatro), dal poeta Umberto Piersanti (per la letteratura) e dal caposcuola dell’animazione russa Aleksandr Petrov. Nutrita e variegata anche la schiera di ospiti musicali: la cantautrice Frida Neri, l’Ensemble Laus Veris (formazione specializzata nell’esecuzione di musica medievale), Giuliano Dottori e il gruppo folk-rock Gang chiuderanno con i loro concerti le quattro serate, scandite anche dalla proiezione delle Memorie vive del documentarista Filippo Biagianti. Animavì primo festival al mondo dedicato specificatamente all’animazione poetica e d’autore, vanta già il supporto di numerose figure di spicco della cultura e dell’arte: da Giannalberto Bendazzi, autorevole critico e Presidente onorario del festival, ai membri del Comitato Promotore (fra gli altri Valentina Carnelutti, Ascanio Celestini, Erri De Luca, Nino De Vita, Goffredo Fofi, Daniele Gaglianone, Valeria Golino, Natassja Kinski, Neri Marcoré, Laura Morante, Marco Paolini, Umberto Piersanti, Alba Rohrwacher, Silvio Soldini, Paolo e Vittorio Taviani, Miklós Vámos, Daniele Vicari, Emily Jane White, Emir Kusturica). Animavì vuole soprattutto rappresentare a livello internazionale il “cinema d’animazione artistico e di poesia”, quel genere di animazione indipendente e d’autore che si propone di raccontare per suggestione, prendendo le distanze in maniera netta dall’animazione mainstream. “Ho pochissime idee che tuttavia sono chiare, nette, incontrovertibili – sottolinea il direttore artistico Simone Massi. Nel momento in cui mi si mette a capo di un progetto non mi si può dire come fare, non mi si può chiedere di essere diverso da quello che sono. E dunque Animavì, bello o brutto, non potrà che somigliarmi. Pergola è un piccolo paese che si attraversa in pochi minuti. Il tentativo è quello di portare qui un certo tipo di persone e farle fermare perché qualcosa ce l’abbiamo anche noi e sfugge a una prima occhiata e magari è più importante di quello che sembra”. Il nome del festival deriva dall’unione di due parole: anima è quella che vibra dinanzi a un’opera d’arte, ma al contempo è l’abbreviazione di animazione e mavì, termine caduto in disuso che identificava il colore azzurro chiaro dei pittori rinascimentali. Animavì è un evento realizzato grazie all’organizzazione di Mattia Priori, Leone Fadelli, Silvia Carbone e dall’associazione culturale Ars Animae, con il patrocinio di Regione Marche, Ministero della Cultura, Marche Film Commission, Comune di Pergola, SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) e Accademia del Cinema Italiano.

 

CORTONA ON THE MOVE – FOTOGRAFIA IN VIAGGIO SESTA EDIZIONE

Da giovedì 14 luglio 2016 fino a domenica 2 ottobre sarà aperta al pubblico la sesta edizione del festival internazionale di fotografia Cortona On The Move, il festival che si svolge nel centro storico di Cortona –Arezzo presso la Fortezza Medicea del Girifalco sotto la direzione artistica di Arianna Rinaldo ed è organizzato dall’Associazione ONTHEMOVE. Fotografia in viaggio è il motto del festival che esprime la scelta di esplorare il linguaggio della fotografia attraverso la valorizzazione dell’eccellenza della fotografia contemporanea, con la presenza di protagonisti affermati sulla scena nazionale e internazionale e la ricerca di giovani talenti, attraverso la celebrazione dei grandi maestri e la riscoperta degli archivi storici. Il viaggio è inteso come movimento, scoperta e cambiamento interiore: ogni anno il festival propone un nuovo viaggio in mondi diversi e in situazioni da esplorare e cogliere mediante il linguaggio della fotografia. Il percorso espositivo dell’edizione 2016 porterà dalle single room occupancy per tossicodipendenti di Family Love di Darcy Padilla ai paradisi fiscali fotografati da Paolo Woods e Gabriele Galimberti in The Heavens, dai più cruenti conflitti mondiali raccontati da Lynsey Addario in It’s What I Do all’America di frontiera fotografata da Lucas Foglia con Frontcountry. Insieme a Daesung Lee, vincitore del premio Happiness On The Move 2015, scopriremo la Mongolia e la sua desertificazione attraverso Futuristic Archaeology, con Rachael Papo e il suo Homeschooled andremo a conoscere i bambini che non vanno a scuola e studiano a casa negli Stati Uniti. E ancora, viaggeremo insieme ai traveler con Mattia Zoppellaro e Appleby, nei Paesi africani in cui è ancora diffusa la barbara pratica della mutilazione genitale femminile grazie ad Uncut di Simona Ghizzoni. È in fase di realizzazione un progetto di Niccolò Rastrelli in collaborazione con SEI Toscana. Cortona On The Move 2016 ospita un evento straordinario: The Larry Towell Show, la prima retrospettiva europea del grande fotografo canadese. La mostra أوروب Europa è il progetto speciale dell’edizione 2016 del festival. Realizzato insieme a Magnum Photos e all’associazione spagnola Al-liquindoi, أوروب Europa è un lavoro dedicato a migranti e richiedenti asilo che si propone di far conoscere il nostro continente attraverso le immagini dell’archivio Magnum selezionate da Arianna Rinaldo. أوروب Europa sarà una delle mostre di Cortona On The Move e un libro che sarà distribuito nelle aree di accoglienza dei migranti. Una delle novità dell’edizione 2016 è il Photobook Review and Prize. Dal 16 di maggio al 15 giugno si è aperta una call per dummy, prototipi di libro fotografico. Undici saranno selezionati da Jörg Colberg di Conscientious Photography Magazine e pubblicati sul sito di Cortona On The Move, cinque saranno discussi da Colberg nella settimana inaugurale del festival, uno sarà pubblicato e messo in vendita nell’edizione 2017 del festival. La felicità in movimento è il tema del Premio Internazionale HAPPINESS ONTHEMOVE legato al festival, organizzato insieme al Consorzio Vino Chianti. La call per i fotografi è stata aperta fino al 22 maggio. Cortona On The Move dà la possibilità a cinque giovani talenti della fotografia di esporre al festival. Alla call hanno partecipato centinaia di fotografi da tutto il mondo, i cinque finalisti sono stati annunciati il 18 maggio: Anna Filipova, Gabriele Duchi, Giulia Mangione, Christian Werner e Sandra Hoyn. Inoltre sono stati selezionati i lavori di altri dieci fotografi,che saranno proiettati durante una delle serate di apertura del festival. Il programma dei workshop è in progress: confermati i workshop di Larry Towell, Darcy Padilla, Simona Ghizzoni ed Eolo Perfido. Nelle giornate inaugurali del festival (14-17 luglio) si daranno appuntamento a Cortona le più grandi professionalità legate alla fotografia della scena mondiale, impegnate in eventi, presentazioni, workshop e letture portfolio dei photo editor delle più grandi testate italiane e internazionali. Le sedi espositive saranno dislocate nel centro storico di Cortona e nella Fortezza Medicea del Girifalco adiacente alla città.

 

 

Frida (2002)

Frida è un film del 2002 dove si racconta, principalmente, la storia della vita di Frida Kahlo, straordinaria pittrice vissuta nella prima metà del secolo scorso. Il film ha un inizio classico, il regista ci mostra candidamente l’”inizio” di una storia e di una vita. Senza preamboli, senza troppo tergiversare, ci fa vedere l’avvenimento che segnerà per sempre la protagonista, uno spaventoso incidente.
Slow motion e questa scena dell’oro che si sparge in tutte le direzioni apre una riflessione sulla ricchezza del Messico di quel periodo prima che, forse, gli USA calassero la loro ombra nera su tutto il continente. L’incidente cambia la sua vita costringendola ad una lunga degenza a letto, ma questo “riposo forzato” fa esplodere il “talento pittorico” della giovane. E così lei inizia a dipingere, così, per gioco ma trova sostegno in quello che sarà poi il suo “uomo”. Diego Rivera, affermato pittore dell’epoca, figlio della rivoluzione e personaggio di spicco del partito comunista dimostra di credere in lei anche contro la sua iniziale diffidenza. E’ l’inizio di una straordinaria, toccante, impaziente, stravagante e delirante storia d’amore che neanche i tradimenti continui del Rivera e le varie esperienze “libertine” (la bisessualità di Frida è quasi chiara nel film, anche se limitata ad un particolare momento) tra il Messico, gli Stati Uniti, l’Europa, Trozky, la prigione, riusciranno a scalfire. In tutto questo viaggio i due amanti capiscono che gli esseri umani hanno bisogno di spazi individuali e creano due universi paralleli uniti da un ponte, un ponte che li unisce e li separa, che li rende diversi ma, in fondo così simili, fino a creare quasi un’utopia dove si può essere di tutti ma non appartenere a nessuno. In realtà il (la) regista di questo film non poteva che essere una donna, perché questa pellicola è il più grande inno alla grandezza, all’intelligenza e all’emancipazione femminile che si sia mai prodotto. Julie Taymor fa veramente un gran bel lavoro. Vediamo rappresentata una donna coraggiosa, bella oltremodo, forte, e che metterà nelle sue opere tutta la sua energia, un potentissimo antidolorifico per la vita. Per il resto è difficile descrivere in altro modo il film se non attraverso le immagini e i suoni perché alla fine questo fu Frida Kahlo (Salma Hayek, perfetta), la grande ocultadora, nel tentativo di frapporre la forza devastante delle sue immagini alla fragilità del suo corpo. E in tutto questo mare di rude bellezza pure un personaggio senza morale come Diego Rivera (interpretato da uno straordinario Alfred Molina) appare funzionale alla nascita di una straordinaria, forte e indimenticabile Artista.

Un film uscito ben 14 anni fa che vi consiglio VIVAMENTE di guardare, oggi.

IN MOSTRA A VILLA SAN MICHELE VINCENZO RUSCIANO IN NOT SO BAD IN CAPRI

Si inaugura sabato 16 luglio alle ore 19.00 la mostra Not so Bad in Capri di Vincenzo Rusciano a cura di Maurizio Siniscalco presso la Loggia delle sculture di Villa San Michele ad Anacapri. La mostra si potrà visitare fino al 21 Agosto 2016. L’esposizione, organizzata da ArteAs – Associazione Culturale in collaborazione con la Fondazione Axel Munthe –  Villa San Michele, gode del patrocinio del Consulate of Sweden – Island of Capri, Comune di Anacapri, Città di Capri, Accademia di Belle Arti di Napoli, UERJ – Universidade do Estado do Rio de Janeiro e Femptec – Fundação de Gestão de Projetos di Rio de Janeiro.  La mostra propone la più recente produzione dell’artista napoletano: una installazione di opere scultoree ideate e realizzate appositamente per l’occasione in accordo con gli spazi della villa. Le opere in mostra, da ricondurre a superstiti lacerti murari, scultorei, decorativi, segnati da lunghe traversate nel tempo, offriranno allo sguardo del pubblico un assemblaggio “fantastico”: spazi stratificati, “passaggi” tra fasi intermedie, a suggerire una nuova interpretazione del frammentario ricomposto. Come scrive Maurizio Siniscalco, curatore della mostra: «Lasciandosi influenzare dalla bellezza seducente e misteriosa di Villa San Michele e dalle numerose testimonianze storico-artistiche ed archeologiche che ospita, Rusciano propone un’arte la cui bellezza, senza giudicare, diventa segno del nostro tempo. La sua ricerca artistica propende sempre più verso una personale re-interpretazione dei canoni formali dell’arte classica fortemente filtrati dal concetto di estetica contemporanea. Le sue frequenti e pregnanti incursioni nel mondo dell’archeologia e del restauro rafforzano il legame che unisce idealmente un nostalgico mondo storico e classicheggiante ad un più attuale contesto urbano e contemporaneo. I canoni estetici della statuaria antica si presentano stravolti. Questa stessa limitazione si trasforma dando un valore aggiunto alla sua arte, attraverso espressioni artistiche sovrapposte: le figure classicheggianti si caricano di colori, di segni e soprattutto di utensili tratti dall’arte e dalla archeologia direttamente connessi con il suo operare quotidiano ed evidentemente avulsi all’antichità. Sono forme sedimentate da tempo nella sua memoria visiva, così come le statuaria classica, riproposti però senza tener conto dello loro estetica originaria ma, semplicemente, come informazioni di tipo spaziale che caratterizzano il suo modus operandi. Le opere in mostra offrono allo sguardo del pubblico un assemblaggio “fantastico”: figure stratificate e “passaggi” tra fasi intermedie, a suggerire una nuova versione del frammentario ricomposto. Un’operazione che unisce al lavoro artistico, costituito da nuove forme, l’energia emessa con i rimandi alla identità storica ed alla conservazione della memoria che avviene attraverso materiali e colori – resina, lattice, jasmonite, terracotta, colori a smalto, frammenti di apparati musivi – e che rimandano al gusto e alle tecniche contemporanee. Trattasi di un lavoro che si attua per sottrazioni formali, che si compie con trasfigurazioni e menomazioni somatiche, e operazioni di ricucitura grazie all’uso di zanche, suture metalliche, barre di armatura per il cemento e gabbie di acciaio. Deturpare, graffiare e contaminare è diventato segno dei nostri tempi. Nel bene o nel male, è azione destinata al dialogo oppure al conflitto. È l’esigenza di lasciare una traccia del proprio passaggio.»
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TRA RAGIONE E SENTIMENTO AL FERRARA ARTE FESTIVAL

Tornano per il terzo anno consecutivo le mostre e gli eventi culturali del Ferrara Art Festival organizzato da Zamenhof Art con la direzione artistica e la curatela di Virgilio Patarini. Gli spazi quest’anno sono quelli delle Grotte del Boldini che per l’occasione, si trasformeranno in un grande e suggestivo contenitore di mostre, concerti e presentazioni di libri. E tale inedita location offre l’occasione per ridefinire il titolo del Ferrara Art Festival 2016 che diventa, così, “Underground Art Festival”. Il primo degli eventi in programma alle Grotte del Boldini è Lunedìì 11 Luglio alle ore 18  si inaugura la mostra “TRA RAGIONE E SENTIMENTO.Dall’Astratto Geometrico all’Informale”. Una carrellata di circa cinquanta opere di quattordici artisti contemporanei che indagano  il rapporto dialettico, nell’arte contemporanea, tra Astrazione Geometrica e Astratto Informale. La mostra è curata da Virglio Patarini è si potrà visitare fino al 21 luglio 2016. Dopo Ferrara la mostra la si potrà vistare anche a VENEZIA, alla Galleria ItinerArte – Dorsoduro 1046 accanto alle Gallerie dell’Accademia, in versione “ridotta”, dal 23 luglio al 5 agosto. Catalogo Zamenhof Art. Tra di loro alcuni artisti di caratura nazionale e internazionale già protagonisti in passato di importanti mostre a Ferrara, come l’ukraina Lyudmila Vasilieva presente al Festival con una mostra personale due anni fa, Elena Schellino e Michelle Hold entrambe presenti con una personale in edizioni passate o Giovanni Basso e Mark Cattaneo vincitori di due importanti riconoscimenti sempre l’anno scorso nell’ambito della Settima Edizione del Premio Il Segno. In esposizione opere di Giovanni Basso, Alberto Besson, Marco Bozzini, Mark Cattaneo, Liana Citerni, Raffaele De Francesco, Bruno De Santi, Claudio Fazzini, Carlo Fontanella, Michelle Hold, Ezio Mazzella, Elena Schellino, Lyudmilla Vasilieva, Rita Vitaloni.  Come scrive Virgilio Patarini :In questa mostra si squadernano opere che vanno da una razionalità di strutture compositive di matrice geometrica a una ricchezza inquieta e fortemente emotiva di stesure cromatiche e materiche di matrice informale. Senza soluzione di continuità e con una lunga teoria di passaggi “intermedi” in cui la geometria non ostacola, ma asseconda il pulsare dell’emozione che soggiace, e al tempo stesso ne scandisce il ritmo, passaggi  che dimostrano, in maniera plastica ed evidente, che i due poli opposti –Astratto geometrico e Informale, o, fuor di metafora, Ragione e Sentimento- non sono in realtà né davvero opposti né tanto meno inconciliabili.

 

Luca Bonaffini ritorna dal vivo a Mantova, “Tra le stelle di Fellini e i dischi degli Inti Illimani”

Martedì 9 agosto a Palazzo San Sebastiano, alle ore 21,30

Martedì 9 agosto, ritorna in concerto a Mantova Luca Bonaffini
Il Cortile di Palazzo San Sebastiano (il Museo della Città, in zona Palazzo Te), già scenografia di bel quattro eventi del cantautore mantovano dal 2011 al 2014, vedrà l’artista protagonista di uno spettacolo dal vivo con le sue canzoni.


Editi storici (come “Chiama piano”, “Scialle di Pavone”, “Mostra Mostar”) si alterneranno a canzoni nuove, scritte in questi anni dal cantautore, nello show sottotitolato “Tra le stelle di Fellini e i dischi degli Inti Illimani”.
Una vera e propria anteprima di un album che uscirà a fine anno contenente inediti e ballate già pubblicate che Bonaffini propone nella sua città di origine, Mantova appunto, che gli ha sempre portato fortuna.

I temi scelti per la serata (e per il tour che partirà nei piccoli teatri da gennaio 2017) sono davvero tantissimi: dall’autobiografico ai diritti civili, l’immigrazione, le guerre del novecento, l’amore e la storia del cantautorato italiano. Un breve viaggio lungo i 70 della Repubblica Italiana (scrisse la canzone “A casa” nel 1989, pubblicata in BLEZ nel 93 e cantata sia da lui durante il tour “Spunta la luna“…” di Bertoli e dai Bermuda Acustic Trio) e un omaggio all’amico e collega Pierangelo con un medley di grandi successi (Eppure soffia, Pescatore, A muso duro…).

Al suo fianco ci saranno cinque straordinari musicisti: Giorgio Buttazzo (chitarra acustica ed elettrica), molto noto front man dei Bermuda Acustic TrioBermuda; Perry Magnani (pianoforte); Nicola Martinelli (voce e batteria); Emma Sereni (voce solista e cori); Matteo Pinfari (basso elettrico).
L’evento, organizzato dalla associazione musicale LS Studio di Mantova, in collaborazione con C7 Art & Music Srls, con il patrocinio del Comune di Mantova-Assessorato alla Cultura, inizierà alle 21,30 e sarà ad ingresso gratuito.
In caso di maltempo, lo spettacolo si terrà al Teatro Ariston di Mantova.
Per informazioni: www.lucabonaffini.it

TERZA EDIZIONE DEL FERRARA ART FESTIVAL

E siamo a tre. Tornano, infatti, per il terzo anno consecutivo, le mostre e gli eventi culturali del Ferrara Art Festival. Dal 11 al 31 luglio, infatti, prenderà il via la prima parte del festival organizzato da Zamenhof Art con la direzione artistica di Virgilio Patarini. Gli spazi saranno quelli delle Grotte del Boldini che, per l’occasione, si trasformeranno nell’immenso contenitore di mostre, concerti e presentazioni di libri che costituiscono ormai la carta di identità del festival nato proprio in città nel 2014. E la location di quest’anno, ancora più in centro città, offre l’occasione per ridefinire il titolo del Ferrara Art Festival 2016 che diventa, così, Underground Festival. Tra vecchi amici che tornano e nuovi artisti che per la prima volta si presentano al pubblico del Ferrara Art Festival, questa prima parte della rassegna è ricca e stimolante, come di consueto. In queste prime tre settimane di programmazione “Underground” alle Grotte del Boldini si potranno vedere le opere di 30 artisti contemporanei suddivisi in due mostre tematiche e assistere alle esibizioni di altrettanti musicisti, divisi in sei serate. Oltre alla presentazione di 4 libri di recentissima pubblicazione, nei tre venerdì dedicati alla novità di quest’anno, ovvero  “l’aperitivo con l’autore”. Tra i graditi e prestigiosi ritorni di questa prima parte si segnalano lo scrittore milanese Carmelo Pistillo e il bolognese Gianluca Morozzi, già protagonisti della prima edizione del Festival di due anni fa, oltre ad alcuni “ospiti fissi” come i cantautori Enrico Cipollini, Davide Solfrini, Leonardo Veronesi, Alice Lobo, Andrea Manica e i poliedrici Gianni Venturi, Eugenio Squarcia, Giacomo Marighelli. Tra le new entry di questa prima parte si segnalano il cantautore mantovano Massimiliano Cranchi e la sua Cranchi Band, il giovane scrittore ferrarese Matteo Bianchi, la band, sempre ferrarese, dei Kozmic Floor (anche se la sua leader, Silvia Zaniboni, aveva già suonato come “guest star” nella prima edizione) e la cantautrice veneziana Maria Novella dei Carraresi. Molte saranno inoltre le novità assolute presentate nel corso del Festival: i nuovi dischi di Loboloto, Enrico Cipollini e Giacomo Marighelli -e di Loboloto anche la nuovissima band-, il nuovo libro di Gianluca Morozzi, ed altre novità ancora..Inoltre quest’anno alcuni degli eventi avranno anticipazioni o seguito in altre due importanti città: a Milano, allo Spazio E sul Naviglio Grande, le prime due mostre e a Venezia, nella Galleria ItinerArte, proprio accanto al Ponte dell’Accademia, oltre alle due mostre anche alcuni concerti come quello di Loboloto e Maria Novella dei Carraresi ed altri in corso di definizione.

 

Open-studio di Progettoborca e performance con il trio New Landscapes

Sabato 9 luglio, Dolomiti Contemporanee riparte, con una nuova serie di Open-studio di Progettoborca, attraverso i quali verranno presentate al pubblico le opere più recenti, realizzate nelle ultime settimane attraverso la Residenza attiva al Villaggio Di Corte di Cadore (Borca di Cadore). Ricordiamo che Progettoborca è la piattaforma di rigenerazione avviata sull’ex Villaggio Eni di Corte di Cadore nel 2014 da Dolomiti Contemporanee in collaborazione con Minoter, Società proprietaria del sito. Questo Open-studio è il primo di una serie fitta di eventi che si svolgerenno presso la Colonia e le altre strutture dell’ex Villaggio Eni, tra luglio e settembre  L’Open-studio del 9 luglio si realizza in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, ed è inserito nel palinsesto dell’Estate tizianesca, e grazie al sostegno del Comune di Borca di Cadore. L’evento si svolgerà a partire dalle ore 15.00, per concludersi attorno alle ore 20.00. Alle ore 15.00 precise, avrà inizio la visita guidata alla Colonia, che condurrà alla scoperta delle architetture di Edoardo Gellner e dei lavori degli artisti: l’appuntamento è presso gli uffici-bookshop di Progettoborca (Via Mattei 5, seguire i cartelli stradali). Diverse delle opere che saranno presentate svolgono il tema di “Orti e giardini”. In particolare, alcuni lavori sono stati realizzati dagli studenti del Corso di Tecniche plastiche contemporanee (docente M. Allegri) dell’Accademia di Belle Arti di Venezia (studenti: Catia Schievano, Giada Pianon, Gianna Rubini, Giorgia Cereda, Irene Targa, Lisa Lamon, Maria Carmen Botero, Stefania Mazzola). Saranno presentate anche due opere installative di Cristina Calderoni e Ilaria Fasoli, ed un allestimento grafico-pittorico di Gianni De Val. Sarà inoltre possibile addentrarsi nei cantieri artistici di alcuni altri artisti che lavorano in questi giorni al proprio progetto: tra questi, Simone Cametti e Paola Angelini, che saranno presenti. Alle ore 18.00, presso la Gabbia dell’Orso, una delle strutture più sorprendenti del complesso, si svolgerà la performance musicale Playing the Cage – not just a suondscape, del Trio New Landscapes, composto da Silvia Rinaldi (violino barocco), Luca Chiavinato (liuto barocco e oud), Francesco Ganassin (clarinetto basso).