“Dio è morto”, come Nietzche ha cambiato la filosofia e l’Occidente

Dio è morto. Un’affermazione durissima la quale dopo essere stata pronunciata ha cambiato radicalmente la Filosofia che di fatto non è stata più la stessa. A pronunciarla non poteva che essere Friedrich Nietzche. Il filosofo del “nichilismo”, dello spirito “Dionisiaco”, del “Superuomo”, della “Volontà di Potenza”. Un uomo controverso (soprattutto per l’influenza che ebbero le sue concezioni filosofiche sul nazismo) ma allo stesso tempo “rivoluzionario” per la sua epoca. Un “folle” (si ammalò col passare degli anni afflitto dalla solitudine) che cambiò il pensiero filosofico mondiale e anticipò l’evolversi della società occidentale. Tra i concetti fondamentali del suo pensiero spicca proprio il concetto della “morte di Dio”. Un pensiero tragico e forte che apre scenari nuovi all’umanità. Mentre in Occidente nella metà dell‘800 fioriscono il darwinismo e il socialismo e la scienza prende sempre più il sopravvento sulla società, Nietzche nietzche2elabora questo suo pensiero fondamentale. Egli lo considera un evento terribile per l’umanità, un evento decisivo. “Dio è morto nelle nostre coscienze. Un modo iperbolico per intendere che la fede nel Dio cristiano è diventata qualcosa di incredibile per i suoi contemporanei” . Negare l’esistenza di Dio significa negare tutta la metafisica che ne scaturisce. Un altro mondo al di là di quello terreno, uno sdoppiamento della realtà e delle idee, alla base del quale c’è la filosofia di Platone. Non a caso Nietzche affermava che il cristianesimo non era altro che un “platonismo per il popolo”. Nel concetto metafisico ciò che è oltre il mondo terreno ha molto più valore di esso e anzi ne sono il fondamento. Nella tradizione metafisica il concetto di Dio rappresenta il mondo sovrasensibile o intelligibile dove sono presenti i tratti autentici dell’Essere. Dunque Dio è il fondamento o la causa del reale, la sua ragion d’essere. Con la “morte di Dio” si aprono scenari nuovi, l’uomo si impadronisce nuovamente di sé e si sostituisce a Dio e assume anche una consapevolezza nuova della propria esistenza. Tale concetto conduce Nietzche ad elaborare poi il concetto dell’“eterno ritorno”. La vita assume un significato immanente. Tutto ciò che facciamo nella nostra vita ritornerà e si ripeterà all’infinito allo stesso modo, in gioie e dolori (forte l’influenza di Eraclito, “è impossibile bagnarsi due volte nello stesso fiume”). Di seguito riportiamo un celebre aforisma (la tecnica narrativa preferita dal filosofo soprattutto nella sua celebre opera “Così parlò Zarathustra”) Also_sprach_Zarathustratratto dalla “Gaia scienza”, denominato “L’uomo folle” nel quale troviamo appunto la formulazione del concetto della “morte di Dio”: << Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. […] Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – Ve lo voglio dire ! Siamo stati noi a ucciderlo: voi e io ! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potremmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dette la spugna per cancellare l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra della catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? […] Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di questa azione, a una storia più alta di quanto mai siano state tutte le storie fino a oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguì – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora giunto agli orecchi degli uomini” >>.nietzche3

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